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Teoria SK: Tratti Distintivi. Parte 2

( teoria sk come riconoscerlicommenti )

Tratto 4: Il Desiderio di Attenzione

Un altro comportamento tipico dei serial killer, che trova spiegazione nel desiderio di celebrità e nell'incommensurabilità del loro ego, è il fatto che, una volta catturati, essi confessano quasi sempre i loro delitti e spesso si attribuiscono la colpa anche per altri delitti non chiariti; in questo modo, manipolando il sistema giudiziario, rinviano i loro processi e le eventuali condanne, invocando in alcuni casi la non colpevolezza per infermità mentale.

Secondo alcuni psichiatri, il serial killer inconsciamente desidererebbe farsi catturare. Il Dottor Lunde, riferendosi a sedici casi da lui studiati, afferma che quasi tutti i serial killer vorrebbero diventare famosi e per raggiungere questo scopo si servono dei delitti e della pubblicità che ne deriva. Alcuni di loro, come Ed Kemper, ambiscono persino alla pena di morte, in quanto "la pubblicità fatta intorno alla loro eventuale esecuzione, l'eccitazione che provano sapendo che verranno pubblicati degli articoli sulla loro morte, è per loro più importante che stare ad ammuffire per quarant'anni in prigione" (Bourgoin, 1995, p.214).

Di parere completamente contrario è lo psichiatra Samenow, secondo cui non esiste nessun desiderio di essere catturati, ma si tratta semplicemente di distrazione, come nel caso di David Berkowitz, che fu arrestato grazie ad una multa per aver parcheggiato vicino ad una pompa antincendio. Da un punto di vista psicologico-psichiatrico si potrebbe leggere in questo episodio la volontà di farsi catturare, invece, secondo Samenow, il serial killer era diventato talmente sicuro e fiducioso che aveva commesso diverse distrazioni. Del resto, nonostante i serial killer siano in genere persone molto intelligenti, non sono al sicuro dagli eventuali errori che possono compiere ogni giorno le persone comuni.

L'identikit dell'F.B.I.

Un primo importante passo avanti nel tentativo di individuare le caratteristiche principali di questi individui è stato fatto grazie a studi effettuati dagli agenti speciali dell'F.B.I. (1988) sui serial killer americani, arrestati e incarcerati, tramite cui è stato possibile tracciare un identikit-tipo del serial killer, in base ad alcune variabili.

Innanzitutto è emerso che il loro Quoziente Intellettivo, a differenza di quello degli altri criminali che è compreso tra 90 e 93, si aggira intorno a 110, con punte anche più alte; Kemper, per esempio, aveva un Q.I. di 145, valore riscontrabile solo nel 1-2% della popolazione.

Un esame delle prestazioni di questi assassini rivela, però, un paradosso: questa loro intelligenza superiore alla media non ha riscontro negli altri ambiti della vita, in cui essi non riescono a sfruttare il loro potenziale; negli studi, nel campo professionale ed in quello militare raggiungono risultati mediocri, così come sono scarsi i loro rapporti sessuali. Nell'ambito scolastico si è notato per esempio che, sebbene questi soggetti avessero l'intelligenza per andare bene a scuola, spesso avevano ripetuto le classi elementari e la maggior parte di loro non aveva finito la scuola superiore.

Per quanto riguarda l'ambito lavorativo, i dati hanno evidenziato storie modeste e l'impiego in attività non specializzate per la maggior parte dei soggetti intervistati; inoltre è emerso che solo il 20% di essi hanno avuto sempre occupazioni fisse.

Anche in campo militare questi soggetti non sono riusciti a sfruttare le loro potenzialità: dei 14 che hanno svolto il servizio militare, solo 4 hanno ricevuto congedi onorabili, mentre gli altri sono stati congedati per motivi medici o sono stati espulsi; inoltre 1 su 4 ha avuto una storia criminale durante il servizio.

Solitamente questi individui sono cresciuti con il terrore del sesso e da adulti non riescono ad avere rapporti sessuali normali: 20 uomini della ricerca non avevano avuto una storia sessuale di lunga durata e la maggior parte degli altri non aveva mai sperimentato rapporti sessuali "normali", preferendo l'attività autoerotica.

L'identikit di Holmes e DeBurger e il Confronto Italiano

Holmes e DeBurger (1988) hanno individuato alcune caratteristiche che permettono di distinguere gli assassini seriali da quelli tradizionali, come è riportato nelle statistiche criminali:

- età: diversamente dai dati riguardanti gli omicidi generali, che mostrano un'alta concentrazione di assassini e vittime tra le persone più giovani, la maggior parte dei serial killer conosciuti ha un'età dai 25 ai 35 anni mentre l'età delle vittime varia molto. In genere non appare nessuna particolare correlazione con l'età delle vittime, anche se essa può rispecchiare una certa vulnerabilità, infatti gli anziani e i bambini spesso sono le vittime preferite di assalitori forti e aggressivi.

- sesso: diversamente dalle altre forme di omicidio, le vittime degli omicidi seriali sono quasi sempre femmine e la maggior parte dei serial killer conosciuti sono maschi.

- razza: l'assassino seriale è commesso prevalentemente da maschi bianchi a danno di femmine bianche; in rare eccezioni è interrazziale.

- variazione geografica: negli utlimi deceni l'incidenza dell'assassino seriale è risultata essere più alta nelle aree di grande transitorietà e cambiamento della popolazione; non è possibile, comunque, identificare una regione come avente alte o basse percentuali di omicidi seriali.

- condizione socio-economica: sembra probabile, dalle testimonianze disponibili, che la maggior parte di omicidi seriali coinvolga due persone di simile status; le vittime provengono da tutte le classi sociali e la stessa cosa si può dire per gli assassini.

- relazione vittima-assassino: uno degli elementi più brutali dell'omicidio seriale è che di solito comporta l'uccisione di una persona da parte di un estraneo; non ci sono motivi di odio, rabbia, gelosia o avidità, come avviene negli omicidi tradizionali, e la vittima non ha schernito, minacciato o insultato l'assassino.

Nonostante l'Italia abbia a disposizione meno casi di omicidi seriali su cui basare i propri studi, si è potuto svolgere un lavoro analogo per i serial killer italiani.

In questa ottica Musci, Scarso e Tavella (1996) sono riusciti a dedurre le caratteristiche dell'assassino seriale italiano per confrontarle con quelle degli assassini seriali americani e di altri Paesi:

- età: varia dai 20 ai 30 con un picco attorno ai 27 anni.

- sesso: i serial killer sono maschi nel 96% dei casi; la tendenza sessuale che si è riscontrata maggiormente è di tipo eterosessuale.

- razza: bianca nella totalità dei casi.

- area di attività: sdoprattutto la zona Centro-Nord dell'Italia.

- estrazione sociale: medio-bassa.

- grado di istruzione: basso/medio-basso.

Da questi dati si è potuto notare che le caratteristiche tipiche dei serial killer italiani coincidono sostanzialmente con quelle dei serial killer americani, inglesi o di altre nazioni. Ciò dimostra che, nonostante la presenza di alcune costanti psicobiografiche comuni a molti di loro (infanzia difficile, madre prostituta, violenze sessuali, ecc.), l'origine delle psicopatologie che connotano il comportamento di questi soggetti non dipende solo da circostanze oggettive o esterne (estrazione sociale, razza, educazione, struttura familiare, ecc.), ma da una combinazione di fattori soggettivi, psicologici, esistenziali ed ambientali. Questi possibili fattori verranno analizzati nel prossimo macro-argomento: all'origine dell'omicidio.

Conclusioni

L'impostazione tradizionale dell'F.B.I. è stata successivamente considerata troppo schematica dagli studiosi che si sono occupati del fenomeno dell'omicidio seriale, con l'obbiettivo di comprendere più approfonditamente le caratteristiche dei serial killer.

Pat Brown (2003), un'investigatrice americana esperta di profili criminali, afferma che "in realtà non esiste un profilo standardizzato del serial killer tipico, ma soltanto delle modalità comportamentali di massima che, però, ogni soggetto può modificare in base alle proprie esperienze personali... Ne emerge, quindi, il ritratto di un soggetto normale, dall'intelligenza media, volta soprattutto a pianificare gli aspetti pratici dei suoi delitti, lontano anni luce dall'immagine di "genio del male" vagamente affascinante e diabolico che riempe gli schermi cinematografici" (Mastronardi, De Luca, 2005, p.54).

Giulio Tenti

Left in the Cosmos by devilslayer on giovedì, 22 maggio 2008 @ 11:14

Teoria SK: Tratti Distintivi. Parte 1

( teoria sk come riconoscerlicommenti )

Introduzione

Concluso il discorso sulle tipologie di serial killer esistenti, dico subito che nelle future analisi dei molti serial killer di cui parlerò userò le classificazioni basate sul movente e sulle modalità esecutive definite da Mastronardi e DeLuca nel 2005.

Detto questo passiamo alla seconda parte del discorso sul "come riconoscere un serial killer". Se abbiamo ormai capito come classificarli siamo ancora ben distanti dal riconoscerli. Tenterò quindi con questo post e il successivo di parlare dei pochi, ma comunque essenziali, punti in comune che sembrano avere tutti i serial killer, con rare eccezioni.

Le eccezioni saranno sempre di casa nei nostri discorsi visto che questo è un argomento dove quasi nulla è certo.

Tratto 1: La Maschera

Una caratteristica che accomuna tutti i serial killer e che salta subito all'occhio è che essi si nascondono sotto la maschera di un'insospettabile quotidianità, sono persone del tutto "normali", come il resto dell'umanità.

I serial killer, infatti, vengono spesso descritti come persone timide, riservate, sorridenti, amabili, anche se questa facciata nasconde una corazza di ferro ed una freddezza unica. Uno tra i tanti esempi che abbiamo a nostra disposizione è il serial killer americano Ed Kemper, che si recò ad una delle sue visite periodiche dallo psichiatra con la testa di una vittima nascosta nel bagagliaio della macchina e riuscì perfettamente a superare i test senza destare alcun tipo di sospetto. Nonostante gli efferati delitti di cui si è macchiato, Kemper aveva tutta l'apparenza del tipico bravo ragazzo: John Douglas, l'agente del F.B.I. che da anni si occupa dei serial killer, dopo aver incontrato più volte in carcere Ed Kemper ha confessato: "Sarei poco onesto con me stesso se non ammettessi che mi piaceva. Era un tipo amichevole, aperto, sensibile e aveva il senso dell'umorismo. Mi faceva piacere stare con lui."(Garbesi, 1997, p.39)

Ciò che differenzia i serial killer da altre persone è che, parallelamente a questa vita normale e comune, talmente comune da farli sembrare i classici "vicini della porta accanto", si cela il loro lato mostruoso e assassino.

I casi di Theodore Bundy e di John Wayne Gacy illustrano perfettamente questa caratteristica, dal momento che entrambi si servivano della propria copertura per attirare le vittime.

Ted Bundy, giustiziato nel 1989 in Florida, è uno dei più famosi serial killer americani, passato alla storia per aver sequestrato e ucciso decine di giovani donne in tutti gli Stati Uniti. Bundy era un uomo bello, affascinante, elegante, brillante negli studi e con una promettente carriera di avvocato. Secondo Douglas, egli "era l'esempio vivente che il serial killer spesso non ha le fattezze del mostro, ma si mimetizza nella società" (Douglas, 1997, p.31). Grazie a questo suo aspetto riusciva facilmente ad avvicinarsi alle vittime prescelte e ad attuare uno stratagemma: in genere si presentava con una finta ingessatura ad un braccio e chiedeva di essere aiutato a spostare qualche oggetto pesante poi, appena la vittima abbassava la guardia, l'aggrediva.

John Gacy fu giustiziato nel 1994 per l'omicidio di trentadue giovani maschi, di età compresa tra i 9 e i 24 anni. Nella vita pubblica Gacy era un brillante imprenditore, un politico attivista ed era diventato addirittura un benefattore pubblico grazie al suo impegno in progetti a favore della comunità; fu anche eletto uomo dell'anno. Una volta scoperto l'orribile fatto, la comunità locale rimase sotto shock, non potendo credere che si trattasse della stessa persona che durante le feste intratteneva i loro figli, mascherato da clown.

Tratto 2: La Motivazione

Un aspetto importante da considerare quando si parla dei serial killer è la motivazione che li spinge ad agire. Questo tipo di assassino, infatti, non uccide per gelosia, vendetta, passione, odio o denaro, come accade per altri omicidi; al contrario i serial killer "uccidono, stuprano e torturano perché ne ricavano piacere, perché il gesto li appaga e dà loro quella sensazione di dominio e di controllo che manca del tutto nella loro vita di individui codardi, squallidi, insignificanti" (Douglas, 1997, p.22). Tutti gli esperti che si occupano dell'argomento concordano nell'individuare nel piacere, nel dominio, nel controllo e nell'eccitazione che deriva dalla ricerca di questi ingredienti, le parole chiave per capire la natura dei serial killer; per loro uccidere è come compiere un atto sessuale, lo fanno perché uccidendo provano un piacere che non riuscirebbero a raggiungere in nessun altro modo, ed è per questo motivo che se non vengono catturati o uccisi non si fermeranno mai.

Come sottolinea lo psichiatra Fornari (1997), il serial killer punta ad ottenere una vittoria sulla vittima, provando un senso di onnipotenza e trionfo "sull'oggetto" che stà usando. Egli, infatti, non prova rimorso o senso di colpa nei confronti delle vittime in quanto non le considera persone ma solo mezzi per raggiungere il piacere; oltre all'assenza di sentimenti di pietà, i suoi comportamenti dimostrano un certo disprezzo verso le vittime che, quando non vengono fatte sparire (sepolte, gettate in acqua, bruciate, ridotte a brandelli o dissezionate per mangiarne alcune parti), vengono abbandonate nella posizione di abuso o di altri atti di sadismo.

Il dottor Samenow, uno dei più famosi psichiatri americani che hanno studiato questi criminali, sostiene che "queste persone non conoscono limiti quando cercano il piacere. Si considerano individui molto particolari. Si inventano cose che non verrebbero mai in mente a nessuno. Uccidere per alcuni non è sufficente: hanno bisogno anche di mutilare, di squartare, di distruggere. E sono sempre alla ricerca di qualcosa di ancora più eccitante" (Bourgoin, 1995, p.213).

Secondo il dottor Markman, specializzato in psichiatria legale, le motivazioni principali del serial killer sono "l'eccitazione, il brivido, la conquista, la trasgressione. Non è, infatti, dal grado della sua azione che lo si distingue dal criminale che uccide una volta sola, che commette un'azione violenta o uno stupro. I serial killer, fin dalla più tenera infanzia, vanno alla ricerca di attività che elettrizzano" (op.cit., p.208)

Egli, inoltre, sottolinea anche un altro elemento importante: nella maggior parte dei casi questi soggetti hanno subito una profonda umiliazione, che viene annullata nel momento in cui possono disporre della vita di un essere umano. In questi termini l'omicidio "ha una funzione terapeutica, che permette all'assassino di rigenerarsi come individuo" (op.cit., p.208).

L'agente dell'F.B.I. Depue, per spiegare questo desiderio di potenza, afferma: "Le ricerche condotte dall'F.B.I. hanno dimostrato che il serial killer è più attratto dal sesso che uno strupratore seriale. Quest'ultimo infatti desidera solo sottomettere la vittima, mentre il serial killer vuole appropriarsi della sua vita; lo stupro è secondario, ma non il senso di potenza che prova, il desiderio di dominio che pensa lo renda simile a Dio" (op.cit., p.70).

Tratto 3: L'attrazione delle Forze dell'ordine

Alla caratteristica precedente si può collegare un altro importante elemento che spesso si riscontra nei serial killer e cioè la grande attrazione che essi provano nei confronti della polizia, in quanto il poliziotto incarna il potere e l'autorevolezza. Può capitare, infatti, che i serial killer si spaccino per agenti, in modo da poter avvicinare più facilmente una vittima, oppure che entrino in relazione con loro per seguire i progressi delle indagini riguardo i propri omicidi.

Quest'ultimo è il caso di Ed Kemper: all'epoca dei suoi delitti egli frequentava un bar di fronte al commissariato di Santa Cruz, lo stesso in cui si ritrovavano i poliziotti che, ignari di tutto, si stavano occupando dei suoi omicidi; offrendo da bere ai poliziotti, Kemper si teneva informato sulle indagini ed era entrato talmente in confidenza con loro che, quando telefonò confessando di essere l'uomo che stavano cercando, non fu creduto immediatamente.

Altre volte sfidano i poliziotti in quanto per il loro ego è molto importante superarli in astuzia e traggono un immenso piacere nel batterli; così può capitare che mandino delle lettere alla polizia o lascino degli indizi, dando inizio ad un gioco che li rende protagonisti. I serial killer, infatti, cercano la notorietà, la celebrità, poiché fondamentalmente sono degli esibizionisti, e per ottenerla sfidano le autorità.

In una delle lettere mandate alla polizia da Luigi Chiatti, il mostro di Foligno che uccise due bambini, leggiamo:

"Aiuto! Aiutatemi per favore. Il 4 ottobre ho commesso un omicidio. Sono pentito ora anche se non mi fermerò qui. Il corpo di Simone si trova vicino alla strada che collega Casale (frazione di Foligno) e Scopoli. E' nudo e non ha l'orologio con cinturino nero e quadrante bianco.

P.S. Non cercate le impronte sul foglio, non sono stupido fino a questo punto. Ho usati i guanti. Saluti, al prossimo omicidio.

IL MOSTRO"

(Garbesi, 1997, p.95).

Fine prima parte, continua...

Giulio Tenti

Left in the Cosmos by devilslayer on martedì, 20 maggio 2008 @ 20:36

Teoria SK: Le Tipologie Esistenti. Parte 2

( teoria sk come riconoscerlicommenti )

Il primo e il secondo apporto di De Luca

In linea di massima, la classificazione basata sul movente proposta da Holmes e DeBurger, ripresa da Mastronardi e Palermo, è accettata dalla maggior parte della comunità scientifica, anche se alcuni autori (Greswell e Hollin, 1994) la ritengono troppo restrittiva, in quanto non considera tutte le possibili motivazioni che possono nascondersi dietro un omicidio seriale.

Nel tentativo di colmare tali lacune, De Luca (1998, 2001), ispirandosi al Crime Classification Manual, il manuale di classificazione del crimine violento creato dagli agenti dell'F.B.I. (Douglas et al., 1992), propone una classificazione più articolata, che tenga conto della complessità del fenomeno; egli individua ben undici categorie:

1) Omicidio seriale per guadagno personale: in questo caso l'assassino commette gli omicidi per ottenere un guadagno personale, in genere per appropriarsi di un'eredità o per incassare le polizze di assicurazione stipulate sulla vita delle vittime; di conseguenza solitamente le vittime sono membri della famiglia, soci in affari, o comunque c'é una certa relazione tra queste e l'assassino. A questa categoria appartengono soprattutto donne che, stanche della loro vita misera e insoddisfacente, decidono di procurarsi il benessere in altri modi: alcune possono inserire annunci sul giornale per cercare aspiranti mariti a cui chiedono di portare con sé i loro averi come dimostrazione di serietà; altre possono spacciarsi per infermiere private e assistono gli anziani derubandoli o facendosi nominare loro eredi; infine altre ancora possono aprire una "pensione" per le persone bisognose, allo scopo di derubarle dei loro assegni sociali.

2) Omicidio seriale situazionale: a questa categoria appartengono gli omicidi non premeditati, che vengono commessi durante altri reati, di solito rapine, oppure durante il tentativo del soggetto di mettersi in salvo dopo il reato stesso. Gli omicidi in questo caso sono causati dal panico in cui si viene a trovare il soggetto nel momento in cui viene colto sul fatto e le vittime sono casuali: esse diventano tali solo a causa della loro presenza nel luogo in cui si trova l'assassino e non perché rappresentano un qualche pericolo.

3) Omicidio seriale motivato da erotomania: la motivazione di questi omicidi è una particolare fissazione dell'assassino, l'erotomania, definita come uno stato di permanente eccitazione sessuale, localizzata soprattutto a livello psichico. Gli assassini, in genere, sono quasi esclusivamente donne insoddisfatte della loro vita in quanto fin dall'infanzia sognano un amore idealizzato, impossibile da raggiungere che le porta a considerare non all'altezza tutti i partner che le affiancano; in questa situazione, l'omicidio è visto come un mezzo per fuggire dalla loro vita squallida e per conquistare finalmente l'amore a lungo fantasticato. Una volta compiuto il primo omicidio, esse si accorgono che nulla è cambiato, che la realtà è sempre insoddisfacente, così continuano ad uccidere nel tentativo di raggiungere, prima o poi, il "sogno" che inseguono da sempre.

4) Omicidio seriale provocato da un conflitto: all'origine di questo tipo di omicidio c'é sempre un conflitto o una lite tra due persone, in cui in genere una perde il controllo e uccide l'altra; in seguito una situazione simile si ripete in altre occasioni. Questo omicidio di solito è commesso da soggetti, in particolare uomini, con una personalità particolarmente violenta, con scarso controllo dei propri impulsi aggressivi e che tendono a litigare per un nonnulla.

5) Omicidio seriale per vendetta simbolica: l'assassino che commette questo omicidio è convinto di aver subito un grave torto e per vendicarsi uccide delle vittime che, anche se personalmente non gli hanno fatto nulla, rappresentano l'autorità che lui vuole punire. In questo caso, quindi, la vittima rappresenta solo la proiezione del vero nemico dell'assassino e diventa il tramite inconsapevole del suo messaggio.

6) Omicidio seriale con un movente irrazionale: in questo tipo di omicidio sembra non esservi nessuna motivazione razionale, ma solamente un movente irrazionale nascosto nella mente dell'assassino. Per giustificare gli omicidi, in genere gli assassini affermano di sentire voci che ordinano loro di uccidere, oppure sostengono di non essere responsabili degli omicidi perché sono compiuti da un'altra personalità che non possono controllare. Questa tipologia di assassino corrisponde essenzialmente al tipo "visionario" proposto da Holmes e De Burger (1988).

7) Omicidio seriale motivato da estremismo: in questo caso l'assassino, che spesso fa parte di un gruppo, è motivato dalla sua fede in una serie di idee basate su un particolare sistema politico, economico, sociale e religioso. Si possono individuare quattro sottogruppi diversi, a seconda del tipo di estremismo che causa gli omicidi:

- omicidio motivato da estremismo politico, in cui l'assassino crede in dottrine o filosofie diverse da quelle ufficiali del governo e, in nome delle sue convinzioni, uccide persone che non le condividono.

- omicidio motivato da estremismo religioso, in cui l'assassino ha un'eccessiva fede in un sistema di credenze basato su entità sovrannaturali o su un capo carismatico che gli ordina di uccidere. Questo sottogruppo può essere unito all'omicidio con movente irrazionale, poiché il soggetto è convinto di sentire voci che lo incitano a commettere delitti.

- omicidio motivato da estremismo socio-economico, in cui l'assassino nutre una marcata ostilità nei confronti di un qualche gruppo etnico, sociale o religioso, che lo porta ad uccidere i membri di questo gruppo.

- omicidio motivato da estremismo paramilitare, in cui l'assassino è convinto di dover portare a termine delle "missioni speciali" e, equipaggiandosi con armi da fuoco anche di grosso calibro e con uniformi mimetiche, uccide delle persone come se fossero dei "bersagli" da eliminare.

8) Omicidio seriale per eutanasia: l'assassino che commette questo tipo di omicidio è convinto che il suo compito sia quello di alleviare le sofferenze del prossimo, perciò uccide persone che stanno soffrendo; in realtà il vero motivo che lo spinge non è la pietà o la compassione verso queste persone, ma il senso di potere e di controllo che ottiene dai delitti. In questa categoria di serial killer rientrano sia uomini che donne e si tratta soprattutto di personale sanitario che sceglie come vittime gli anziani e gli invalidi; è difficile identificare tali delitti, poiché c'é sempre la possibilità che la morte sia avvenuta per cause naturali.

9) Omicidio seriale per il controllo del potere: in questo tipo di omicidio la motivazione dell'assassino è la sensazione di potere e di onnipotenza che ottiene dai delitti e, in particolare, dalla sofferenza che provoca alle vittime. Si possono individuare tre sottogruppi:

- omicidio per essere al centro dell'attenzione, in cui è l'assassino stesso a creare una situazione di pericolo per le vittime, allo scopo di salvarle (anche se ovviamente fallisce) e di assumere le vesti di eroe; le vittime in questo caso sono soprattutto bambini e neonati, in quanto del tutto indifesi, mentre gli assassini sono in genere donne.

- omicidio sadico, in cui l'assassino tortura a lungo le vittime prima di ucciderle perché in questo modo, decidendo della vita o della morte di un'altra persona, prova un immenso piacere e si sente onnipotente.

- omicidio "missionario", in cui l'assassino assume le vesti di giustiziere e decide di eliminare un determinato gruppo di persone (prostitute, vagabondi, ecc.) che non ritiene degne di vivere.

10) Omicidio seriale sessuale: in questo tipo di omicidio è sempre presente l'elemento sessuale alla base delle azioni che conducono alla morte della vittima; il tipo di atto sessuale e il suo significato variano a seconda della personalità dell'assassino, in base alla quale si possono distinguere due sottogruppi:

- omicidio sessuale sadico, in cui l'assassino tortura brutalmente le vittime, adoperando per lo più armi da taglio, dal momento che ottiene gratificazione sessuale dal dolore e dalle sofferenze che infligge.

- omicidio sessuale necrofilo, in cui, al contrario, l'assassino uccide le proprie vittime il più rapidamente possibile e con metodi come lo strangolamento o il soffocamento, poiché il suo scopo è di avere a disposizione un corpo inanimato ma intatto.

11) Omicidio seriale a movente misto: in questa categoria rientrano tutti gli omicidi seriali in cui il movente varia da un delitto all'altro e in cui le vittime possono essere sia componenti della famiglia dell'assassino, che conoscenti o sconosciuti.

Tale classificazione è stata successivamente rivista in quanto non teneva in considerazione un concetto fondamentale condiviso dagli studiosi contemporanei dell'omicidio seriale: il bisogno prioritario di tutti gli assassini seriali di sperimentare una sensazione di onnipotenza attraverso l'esercizio del potere e del controllo sulle vittime.

La nuova classificazione (Mastronardi, De Luca, 2005) distingue una motivazione superficiale e una motivazione profonda che spinge il serial killer a commettere gli omicidi: la motivazione profonda sarebbe sempre il bisogno di esercitare il potere e il controllo su un altro essere umano, mentre la motivazione superficiale potrebbe essere più di una e variare all'interno di una stessa serie omicidiaria. Sulla base di queste motivazione viene quindi eliminata la tipologia N.9, l'omicidio seriale per il controllo del potere.

De Luca, inoltre, non condivide nemmeno la classica e secondo lui troppo schematica suddivisione operata dall'F.B.I. fra "omicidio seriale organizzato" e "omicidio seriale disorganizzato". A questo proposito, riprendendo e ampliando la suddivisione proposta da Lavorino (1993), egli individua quattro tipologie di omicidio seriale basate sulla modalità di attuazione del delitto:

1) Omicidio seriale a pianificazione totale: in questo caso l'assassino pianifica perfettamente l'omicidio in tutte le sue fasi, dalla scelta delle vittime, all'esecuzione degli omicidi, alla disposizione dei cadaveri.

2) Omicidio seriale a pianificazione parziale: in questo caso, a differenza del precedente, l'assassino non pianifica tutte le fasi dell'omicidio, ma solo quella che per lui ha il maggior valore simbolico; alcuni soggetti, per esempio, possono dedicare molto tempo all'individuazione delle vittime, altri all'organizzazione dell'azione omicidiaria.

3) Omicidio seriale a pianificazione zero: in questo caso l'assassino non pianifica in nessun modo l'azione omicidiaria, ma agisce sotto l'impulso del momento e di conseguenza le vittime sono casuali.

4) Omicidio seriale a pianificazione mista: in questo caso l'assassino compie i propri omicidi in modo diverso l'uno dall'altro, per cui alcuni possono essere totalmente pianificati, altri possono essere pianificati parzialmente e altri ancora possono essere commessi senza alcuna pianificazione. L'elemento comune che collega tutti i delitti è la "firma" che lascia l'assassino, che può essere per esempio il modo in cui lega le vittime, la disposizione dei cadaveri, ecc., ma che a volte è difficile da individuare.

Classificazioni basate sulla mobilità

Altri autori (Holmes e DeBurger, 1988; Hickey, 1991; Newton, 1992) hanno posto la loro attenzione sulla mobilità spaziale dei serial killer e, in base a questa caratteristica, hanno individuato vari tipi di assassini seriali. Ovviamente tali categorie sono applicabili principalmente alla realtà americana, in cui i vasti territori permettono agli assassini di spostarsi alla ricerca delle proprie vittime.

Holmes e DeBurger (1988), per esempio, hanno proposto una classificazione piuttosto grossolana, distinguendo solamente due tipi di serial killer:

1) Il serial killer stazionario: Ovvero quello che uccide e dispone il corpo della vittima nella stessa area in cui vive o nelle immediate vicinanze.

2) Il serial killer itinerante: Ovvero quello che viaggia durante tutta la sua carriera di assassino e di conseguenza uccide le sue vittime in vari Stati. Ovviamente questo tipo di assassino è più difficile da identificare e successivamente arrestare, anche perché è consapevolezza comune che molti dipartimenti di polizia non condividono le informazione fra di loro.

Successivamente Hickey (1991) ha presentato una classificazione più dettagliata, introducendo tre categorie:

1) I serial killer itineranti: Ovvero quelli che spesso percorrono migliaia di chilometri ogni anno, mietendo vittime in molti degli stati che attraversano.

2) I serial killer locali: Ovvero quelli che non attraversano i confini dello stato ma tendono a cercare e ad uccidere le proprie vittime all'interno dellos tato in cui hanno iniziato la loro attività omicidiaria.

3) I serial killer stazionari: Ovvero quelli che non lasciano mai le loro case o i loro posti di lavoro per cui le vittime risiedono nella stessa struttura oppure sono catturate ogni volta nello stesso posto; questi assassini "place-specific" includono infermieri, casalinghe e altri individui che preferiscono stare a casa piuttosto che uscire per "cacciare" le vittime.

Infine Newton (1992), basandosi sulla classificazione di Hickey, ne propone una ulteriore suddividendo gli assassini seriali in:

1) Assassini seriali territoriali: sono quelli che scelgono come proprio "terreno di caccia" un'area ben precisa (una città, un paese, un parco, ecc.) dalla quale non escono mai, tranne che in rare eccezioni. In alcuni casi può capitare che, scegliendo un'area estremamente specifica, provochino un panico diffuso nella comunità.

2) Assassini seriali nomadici: sono quelli che si spostano di continuo da uno stato all'altro per cercare le proprie vittime. Alcuni di essi sono vagabondi, sempre in cerca di un lavoro part-time e di facili vittime, mentre altri si spostano per far perdere le proprie tracce e per confondere e ostacolare le indagini di polizia.

3) Assassini seriali stazionari: sono quelli che compiono gli omicidi soprattutto nelle loro case o nei loro posti di lavoro (ospedali, case di riposo, ecc.); essi di solito pianificano accuratamente i propri delitti e grazie a questa loro apparente vita "normale" possono continuare ad uccidere per anni, senza destare il minimo sospetto nella comunità in cui vivono.

Un altro punto di vista

Gli psichiatri forensi Dietz e Rappaport (1986, 1988) si discostano da tutti gli altri autori che si sono occupati dell'argomento in quanto sono gli unici che comprendono all'interno della categoria dell'omicidio seriale anche quelli su commissione, operati nell'ambito della criminalità organizzata. Essi propongono cinque categorie di assassini seriali:

1) Crime spree killer (assassini compulsivi nell'atto di compiere un crimine): sono soggetti che possono agire sia individualmente che in coppia o in gruppo; i loro omicidi sono collegati alla commissione di altri reati come rapine, furti o traffico di droga.

2) Functionares of organized criminal operations (esecutori di operazioni criminali organizzate): si tratta di individue che commettono i loro omicidi per ricavarne un guadagno personale o su commissione; di solito sono collegati alla criminalità organizzata; attualmente, molti assassini seriali di questo tipo fanno parte dei cartelli internazionali del traffico di droga.

3) Psychotic (psicotici): include quegli assassini seriali i cui pensieri irrazionali, spesso, li conducono a mettere in atto un comportamento pericoloso. Dicono di uccidere perché sentono delle voci nella testa che li obbligano a farlo; molti psicotici hanno dei conflitti religiosi e ritengono di agire su comando di Dio o del diavolo.

4) Custodial poisoners and asphyxiators (avvelenatori e asfissiatori seriali): spesso fanno parte delle professioni mediche e si tratta di soggetti che uccidono i loro pazienti per ragioni finanziarie o per sollevare se stessi dalla fatica di assistere persone invalide, debilitate o comunque dipendenti.

5) Sexual sadest (sadici sessuali): caratteristica di questo gruppo, è la tortura inflitta alle vittime prima degli omicidi, poiché il loro scopo principale è infliggere dolore; questi assassini sono spesso descritti come maschi di razza bianca, fra i venti e i trent'anni, di solito intelligenti, di successo e senza precedenti penali.

Faccio inoltre notare che fra le ultime due categorie esiste un legame e perciò, spesso, ci si trova di fronte ad assassini seriali psicotici che mostrano segni di sadismo sessuale (De Luca, 1998).

La classificazione più recente

Nonostante le numerose definizioni proposte dai vari autori presi in considerazione, rimane tuttavia assai complesso cercare di ricondurre la completa casistica internazionale all'interno delle sopraccitate categorie.

Nel tentativo di individuare una classificazione maggiormente aderente alla realtà dei casi, De Luca e Mastronardi (2005) propongono dieci nuove tipologie di assassino seriale, basate non sulle motivazioni ma sulle modalità esecutive dei delitti:

1) Assassino seriale classico: E' il classico "predatore sessuale" che cattura e uccide le vittime per soddisfare un proprio bisogno psicologico interno; anche se non sempre viene effettuata violenza sessuale, in qualche modo è comunque presente la componente sessuale e nell'uccisione vengono utilizzati metodi che permettono di avere un contatto fisico con le vittime; come esempi si possono citare Jeffrey Dahmer, Ted Bundy, Andrei Chikatilo e gli altri più "famosi" serial killer degli ultimi tempi.

2) Assassino seriale atipico: Si riferisce a quegli assassini che non sembrano rientrare nella categoria dell'omicidio seriale tradizionale, per esempio l'omicidio seriale mafioso e terroristico o l'omicidio seriale di guerra, entrambi con caratteristiche di sadismo; oppure gli assassini che non utilizzano le armi tradizionali usate dai serial killer classici (armi bianche, pistole, corpi contundenti, veleno).

3) Assassino seriale potenziale: Questo termine, introdotto da Newton (2000), indica qugli assassini catturati dopo il primo omicidio che quindi non rientrerebbero nella categoria degli assassini seriali; analizzando le motivazioni che li hanno spinti ad uccidere, appare però molto probabile che quell'omicidio potesse essere il primo di una serie di successivi omicidi, non perpetuati perché interrotti da un evento esterno (l'arresto).

4) Assassino seriale per divertimento: Questa categoria comprende gli assassini seriali che uccidono spinti dalla ricerca di forti emozioni, di un divertimento estremo che permetta loro di riempire il grande senso di vuoto interiore che sperimentano nella loro vita. La finalità di questi omicidi è quindi prettamente ludica e spesso troviamo soggetti adolescenziali che si riuniscono in gruppo per intraprendere una serie di omicidi che assumono le vesti di una "missione", dal momento che spesso le vittime sono persone emerginate.

5) Assassino seriale di massa: In questa categoria rientrano gli assassini seriali classici, che però in alcune occasioni uccidono più di una vittima nello stesso momento e si configurano quindi come tipici assassini di massa.

6) Assassino seriale rituale: E' quell'assassino che uccide per seguire un rituale definito in maniera rigida dalla propria cultura di appartenenza e nella modalità di esecuzione di ogni omicidio si possono ritrovare gli elementi di tale ritualità.

7) Assassino seriale "incendiario": Questa categoria comprende assassini seriali che uccidono con una modalità esecutiva diversa da quelle classiche come lo strangolamento o l'utilizzo di armi bianche: la loro esigenza primaria non è il contatto fisico con le vittime ma il bisogno di distruggere e uccidere mantenendo il controllo della scena del crimine dall'esterno; a tale scopo essi prendono di mira luoghi in cui ci sono molte persone, arrivando in alcuni casi a compiere veri e propri omicidi di massa.

8) Assassino seriale "bombarolo": L'assassino seriale "bombarolo" compie i propri delitti spinto dalla stessa motivazione dell'"incendiario" e può costruire ordigni allo scopo di uccidere una vittima alla volta, oppure può progettare vere e proprie stragi in cui perdono la vita più persone contemporaneamente.

9) Assassino seriale "cecchino": L'azione omicidiaria del "cecchino" è del tutto casuale: egli si apposta in un luogo prescelto e spara ad un "bersaglio umano", scelto solamente in base al suo passaggio in quel luogo e in quel momento. Questo tipo di assassino seriale è del tutto esterno alla scena del crimine e non ha nessun coinvolgimento e nessun rapporto con le vittime, elementi che contribuiscono a renderne particolarmente difficile la cattura.

10) Assassino serial per induzione: A questa categoria, introdotta da De Luca (1998, 2001), appartengono quei pochi casi di assassini che utilizzano la propria capacità di influenzare il prossimo (per esempio tramite l'ipnosi) per "indurre" altre persone ad uccidere al posto loro. In casi del genere la responsabilità dell'omicidio va suddivisa in parti uguali tra colui che "induce" e colui che subisce l'induzione e commette il delitto.

Giulio Tenti

Left in the Cosmos by devilslayer on mercoledì, 14 maggio 2008 @ 22:19

Banner Ufficiale

( redazionalicommenti )

L'avevo annunciato ed è finalmente pronto. Parlo ovviamente dei banner ufficiali del sito:

La versione ridimensionate di ogni banner sono nella sezione apposita a lato, qui li metto a grandezza naturale così che possiate ammirarli.

Grazie mille ad Alisea per la realizzazione.

Left in the Cosmos by devilslayer on mercoledì, 14 maggio 2008 @ 12:38

Momentaneo Stop

( redazionalicommenti (1) )

Come vi sarete accorti di recente il sito non è stato aggiornato. Il perché è presto detto, sia io che Alessandro abbiamo avuto gravi problemi di vita reale e di salute spuntati tutti assieme. Problemi che hanno portato ad un momentaneo blocco totale degli aggiornamenti visto che ce ne occupavamo solo noi due. Fortunatamente non può piovere per sempre ed i miei problemi sono "in parte" superati, abbastanza perché possa tornare a postare con frequenza (e vedrò di aggiornare al più presto). Se questo vale per me, lo stesso non si può dire per Alessandro che spero risolva al più presto le sue riserve e torni ad affiancarmi alla dirigenza del sito.

Oltre a questo informo che presto sarà disponibile il banner ufficiale del sito attualmente in lavorazione.

Left in the Cosmos by devilslayer on giovedì, 24 aprile 2008 @ 11:42

Teoria S.K.: Le tipologie esistenti. Parte 1

( teoria sk come riconoscerlicommenti (9) )

Dopo aver elencato, quindi, le principali definizioni operative, passiamo ad affrontare uno dei tre macro-argomenti che riguardano il mondo dei serial killer. Tali argomenti ho deciso di taggarli ognuno in modo diverso anche se sempre di Teora si parla. Questo per rendere più chiara la navigazione vista la grossa quantità di cose da dire in questi campi. Il primo argomento che si va a trattare è quello dell'identikit, come si identificano questi assassini e secondo quali criteri. Detto questo direi che possiamo anche iniziare.

Introduzione

Conoscere le varie tipologie di serial killer e le loro caratteristiche distintive, sicuramente può aiutare ad affrontare i nuovi casi che si presentano ogni anno in tutto il mondo e fornire utili informazioni per la loro cattura. Ma quanti tipi diversi di assassini seriali esistono? E' possibile ricondurli a categorie predefinite? Gli studiosi che si sono occupati del fenomeno dell'omicidio seriale hanno cercato di definire varie tipologie di serial killer, basandosi di volta in volta su elementi diversi.  Passiamo quindi a vedere queste classificazioni nel dettaglio.

La Classificazione di Holmes e DeBurger

Una classificazione "storica", accettata dalla maggior parte degli studiosi, è quella proposta da Holmes e DeBurger (1988) basata sulle motivazioni del serial killer e sui "guadagni" che egli si aspetta di ottenere dall'uccisione delle vittime. Questi due autori partono dal presupposto che, nonostante esiste un'accettazione generale, errata, secondo cui tutti i serial killer uccidono spinti da una motivazione sessuale, in realtà essi si differenziano non solo per le motivazioni, ma anche per i "guadagni" che ricevono dagli omicidi.

Le motivazioni che spingono i serial killer a uccidere possono distinguersi innanzitutto in base alla loro natura:

-possono essere intrinseche alla personalità dell'assassino, nel caso in cui vi sia qualcosa di profondo dentro l'individuo, che è una parte della sua personalità, che lo obbliga a uccidere; questo è il caso di Ted Bundy che ha chiamato questo "qualcosa", l'Entità.

-possono0 essere estrinseche alla personalità dell'assassino, nel caso in cui le motivazioni degli omicidi siano poste fuori dalle richieste della propria personalità; tradizionalmente, però, sono pochi i serial killer che uccidono per motivazioni estrinseche.

Per quanto riguarda i guadagni, è necessario fare riferimento al concetto di ricompensa: quando una persona mette in atto certe azioni, l'esecuzione di queste azioni richiede alcuni tipi di ricompensa che possono essere sia materiali (la casa, l'automobile, ecc.), che psicologici (la posizione sociale che noi riceviamo dall'avere una bella casa in un'area residenziale, sicura).

Allo stesso modo anche il serial killer si aspetta dei guadagni, che consistono in ciò che è realizzato dall'uccisione di una vittima. Nella maggior parte dei casi si tratta di un guadagno psicologico, che in genere consiste nella gratificazione sessuale che deriva dall'uccisione di una vittima indifesa; un sadico sessuale, per esempio, riceve gratificazione non solo dal dolore che infliggerà alla vittima scelta, ma anche dalla sua persecuzione.

Altre volte, invece, il guadagno che ci si aspetta è materiale, come nel caso dei serial killer che uccidono per soldi o per altre forme simili di guadagno. Questo tipo di assassino seriale, in genere, è raro tra i maschi, mentre lo troviamo frequentemente tra le donne serial killer: esse uccidono per lo più per avere un guadagno materiale o finanziario, non cercano una gratificazione sessuale perversa.

Holmes e DeBurger (1988) individuano quattro categorie di serial killer, basate sulle motivazioni che spingono l'assassino verso la violenza omicidiaria:

-Visionary (visionario): questo tipo di serial killer commette i suoi delitti in quanto è convinto di averne ricevuto l'ordine da demoni, angeli o addirittura da Dio e dal diavolo; questo individuo in genere è psicotico e soffre di episodi di rottura con la realtà, con vere e proprie allucinazioni visive e uditive: egli sente voci che gli ordinano di fare qualcosa, solitamente di commettere gli omicidi di cui si macchia. In questo caso la motivazione che lo spinge ad agire è di tipo intrinseco, interna alla sua personalità, in quanto il "mostro" che gli ordina di uccidere esiste solo nella sua mente. Il guadagno che egli si aspetta di ottenere dai delitti è di tipo psicologico, come per la maggior parte dei serial killer: alcuni soggetti ricavano un vero e proprio piacere dal delitto, mentre per altri il guadagno psicologico può essere una liberazione dal dolore e la realizzazione di un senso di equilibrio mentale.

-Mission-Oriented (missionario): questo tipo di serial killer è convinto di dover compiere una missione, di dover assolvere un compito da "giustiziere" che consiste nel liberare il mondo da tutte quelle persone che egli giudica indesiderabili e che secondo lui non meritano di vivere (es. prostitute, tossicodipendenti, spacciatori, ecc.); le vittime possono essere individuate facilmente a causa della loro identificazione con le caratteristiche e i tratti indesiderati della persona che deve essere sradicata dalla terra. Anche nel caso del serial killer missionario il locus della motivazione è intrinseco alla personalità del soggetto stesso, in quanto l'ordine di uccidere è dato dalla sua psiche; l'aspetto che lo differenzia dal tipo "visionario" è che quest'ultimo soffre di una malattia mentale che ha almeno una parziale responsabilità per la compulsione ad uccidere, mentre il "missionario" non soffre di episodi di rottura con la realtà: egli non crede che i suoi atti omicidiari siano comandati da Dio o da un altro essere superiore, ma decide consapevolmente di uccidere in base alla propria concezione riguardo ciò che è giusto o sbagliato. Questa convinzione, probabilmente, deriva dalle esperienze personali del soggetto e dall'ambiente in cui vive: il serial killer, per esempio, potrebbe aver avuto più di una volta esperienze di vita con le persone che ha deciso di sterminare, oppure potrebbero essere semplicemente dei sostituti del bersaglio designato, ma non disponibile. Per quanto riguarda il guadagno, anche in questo caso, è di natura psicologica, infatti l'assassino si aspetta di ricevere un senso di giustizia e forse di merito per aver fatto qualcosa che non solo può farlo sentire bene, ma che contribuirà anche al benessere della società.

-Hedonistic (edonista): l'obbiettivo principale di questi assassini è il raggiungimento del piacere e la ricerca spasmodica di forti emozioni; in ogni azione omicidiaria egli prova una sensazione di soddisfazione paragonabile ad una specie di "orgasmo emotivo" e non prova scrupoli nell'uccidere solo per alimentare il proprio piacere e divertimento. L'edonista si divide in tre sottogruppi:

1) thrill seeking killer (assassino alla ricerca di emozioni), che uccide semplicemente per il piacere e l'eccitazione che gli deriva dal farlo.

2) comforts killer (assassino per guadagno), che uccide per ragigungere un guadagno materiale (es. riscuotere polizze d'assicurazione, eredità, ecc.) o un beneficio psicologico (es. una donna che uccide i propri mariti, perché non rispecchiano l'ideale romantico da lei desiderato).

3) lust murderer (assassino per libidine), per il quale l'eccitazione e la gratificazione sessuale sono strettamente connessi all'atto omicida.

-Power/Control Oriented (orientato al "controllo del potere"): questo tipo di serial killer uccide le sue vittime spinto dal bisogno di esercitare un contollo totale su un'altra persona, fino al potere definitivo di deciderne la vita o la morte. Il potere che ricerca il soggetto consiste nella capacità di controllare il comportamento di altre persone in base ai propri desideri e alle proprie richieste, tramite la forza fisica e la manipolazione. La motivazione di questo serial killer è intrinseca alla sua personalità e il guadagno psicologico che riceve dalle azioni omicidarie è la gratificazione che deriva dall'avere un assoluto controllo su un altro essere umano. Ted Bunty, per esempio, affermò di tenere le proprie vittime nel palmo della sua mano, come una pianta in un vaso, dimostrando che per lui la vita delle persone non era più importante di una proprietà.

Le differenze ipotizzate dall'F.B.I.

Un'altra classificazione simile a questa, sempre riferita alle motivazioni dei serial killer, fornita dall'F.B.I. e modificata dagli psichiatri Mastronardi e Palermo (1995), comprende cinque tipi di serial killer: visionario, missionario, edonista, del controllo del potere, lussurioso.

La differenza con la precedente classificazione di Holmes e DeBurger sta nell'aver proposto il "lust murderer" come una quinta categoria indipendente anziché come una sottocategoria del tipo edonista; secondo questi autori il tipo di serial killer "lussurioso" avrebbe come obbiettivo quello di ottenere una soddisfazione di carattere sessuale e sarebbe caratterizzato da una iperstimolazione organico-sessuale per scompenso ormonale.

L'F.B.I. ha inoltre individuato due tipi di soggetti che commettono il lust murder e li ha classificati come personalità organizzate e personalità disorganizzate, in base alle modalità di esecuzione dei delitti (Ressler, Burgess e Douglas, 1988):

-The organized non social (il tipo organizzato): i soggetti appartenenti a questa tipologia sono spesso figli unici o primogeniti all'interno della famiglia, hanno in genere un Quoziente Intellettivo superiore alla media, ma nonostante questo hanno lavori e occupazioni al di sotto delle loro possibilità. Essi di solito appartengono alla media borghesia, sono figli di genitori con un'occupazione stabile, socialmente competenti e vivono con un partner o hanno una famiglia propria; generalmente abitano un pò distanti dal luogo del delitto e hanno una macchina con la quale si spostano per cercare le vittime. Questi soggetti mostrano una completa indifferenza verso gli interessi e il benessere della società ed hanno un atteggiamento irresponsabile e centrato su sé stessi; sebbene a loro non piaccia la gente in generale, sono capaci di mostrare un aspetto amabile al fine di manipolare le persone per i loro scopi. Sono individui metodici e astuti, come dimostrano nel perpetrare i loro delitti: pianificano con meticolosità ogni omicidio, selezionano le vittime meno rischiose sulla base di un tipo determinato e lasciano pochissime tracce dietro di sé, ad eccezione di quando praticano un rituale, come nel caso in cui morsicano le proprie vittime. Spesso portano con sé un kit con l'occorrente per il delitto, come una corda, del nastro adesivo già tagliato, delle manette, dei guanti, dei vestiti di ricambio, un'arma da fuoco, un coltello, che utilizzano per legare la vittima o per eseguire torture o mutilazioni prima della sua morte; in seguito trasportano il cadavere in posti diversi dalla scena del crimine e lo nascondono. Prima dell'omicidio spesso è presente una situazione precipitante di stress, come ad esempio problemi finanziari, coniugali, lavorativi e di relazione con l'altro sesso; essi possono far uso di alcool, comunque mentre commettono il delitto hanno un certo autocontrollo, sono calmi e rilassati. Durante le perquisizioni nella residenza di questi soggetti, spesso vengono trovati ritagli di giornali riguardanti il delitto e ciò dimostra che essi hanno seguito le indagini; inoltre può capitare che tornino sul luogo del delitto per vedere se il corpo è stato scoperto e per controllare gli sviluppi del caso.

-The disorganized asocial (il tipo disorganizzato): i soggetti appartenenti a questa categoria sono in genere i figli intermedi o gli ultimi della famiglia, hanno un'intelligenza inferiore alla media e sono quasi sempre disoccupati o impiegati in lavori precari. Essi appartengono ad una classe sociale inferiore, sono figli di genitori con lavori saltuari e vivono soli o con una figura parentale, in una località spesso vicina al luogo in cui avviene il primo omicidio. Questi soggetti, in generi psicotici, mostrano delle caratteristiche di avversione nei confronti della società, trovano difficoltà nell'intrattenere relazioni interpersonali e di conseguenza si sentono rifiutati e soli; a causa di questa "paura dell'altro" possono aver sviluppato un sistema di manie ben definite. Essi non hanno l'abilità degli assassini organizzati e commettono il crimine in modo più frenetico e meno metodico, in un luogo spesso appartato, vicino alla loro residenza o posto di lavoro, dove si sentono sicuri. Tale frenesia si riscontra nel disordine presente nella scena del crimine e nella violenza esercitata sul cadavere, nel tentativo di spersonalizzare la vittima e renderla irriconoscibile; questi individui si avvicinano alla vittime allo stesso modo di un bambino curioso con un giocatto nuovo, in quanto si impegnano in un esame esplorativo delle parti del corpo sessualmente significative e a questo scopo lo sezionano e lo squartano. Nella maggior parte dei casi non organizzano il delitto ma esso è dovuto all'impulso del momento, per cui le armi sono pezzi di legno, pietre o oggetti trovati sul posto. Nel momento dell'omicidio si trovano in uno stato d'animo confuso, turbato e probabilmente commetteranno degli errori, lasceranno indizi ed armi nel luogo del delitto e non nasconderanno il cadavere. Questi assassini sono sessualmente incompetenti e spesso non hanno mai raggiunto una intimità sessuale con un loro pari. Capita frequentemente che essi prendano un "souvenir" della vittima che può essere un oggetto, un capo di vestiario oppure un dito, una ciocca di capelli o una parte del corpo che ha un'associazione sessuale, allo scopo di rivivere più tardi il delitto nella fantasia; inoltre, a volte, tornano sul luogo del delitto per impegnarsi in ulteriori mutilazioni o per rivivere l'eccitazione dell'esperienza.

Giulio Tenti

Fine Prima Parte

Left in the Cosmos by devilslayer on martedì, 11 marzo 2008 @ 14:11

Ordo Templi Orientis

( occultocommenti (3) )

O.T.O. (Ordo Templi Orientis)

Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge

Ecco per voi, miei cari lettori, un altro post riguardante “papà Crowley”! Oggi parleremo dell' O.T.O. un famosissimo ordine esoterico. Anch'esso influenzò decisamente il pensiero Crowleyano.

L'O.T.O. (Ordo Templi Orientis, o Ordine dei Templari Orientali) è un ordine diffuso in tutto il mondo. Ne fanno parte persone che cercano di raggiungere l'illuminazione, alias Grande Opera, Dio Interiore, Summum Bonum, Volontà Vera, Santo Angelo Custode, Pietra Filosofale o come cacchio la volete chiamare XD!!!! Comunque, essi cercano di raggiungere questa illuminazione tramite studi e pratiche di arti occulte.

L'O.T.O. ha come punto di riferimento filosofico il Libro della Legge (Liber Al vel Legis) o Thelema (in greco significa Volontà). Il “dogma” significativo per l'O.T.O. è Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge. L'interpretazione però non è certo Fai quello che cacchio ti pare ma assume il significato di fortissima ingiunzione per scoprire la propria personale illuminazione; inoltre è d'obbligo lasciare libertà agli altri di percorrere la propria via per la Volontà Vera.

L'Ordo Templi Orientis è stata ed è tutt'ora un'organizzazione pubblica che agisce in modo aperto ad ogni sua manifestazione, ha il pieno rispetto per ogni essere vivente, tutela la libertà di parola e di pensiero nonché d'azione (tante belle qualità che in Italia, senza fare riferimenti espliciti, VATICANO!!!!, non vengono rispettate). L'Ordo Templi Orientis rispetta inoltre qualsiasi culto o religione.
NON è una setta satanica poiché non si stacca da nessuna religione preesistente e non crede nella presenza di Satana. Tutte le sue manifestazioni si adattano alle leggi di ogni paese in cui si trova. Non sono bene accette persone che hanno commesso atti contro le Volontà Fondamentali quali il furto, la discriminazione, lo sfruttamento, lo stupro e l'omicidio. L'associazione è inoltre senza scopo di lucro.

La struttura interna dell'O.T.O. è di tipo iniziatico e graduatorio. Sono presenti 11 gradi stilisticamente massonici. Vengono insegnate quindi varie tecniche occulte e filosofiche tenendo conto del Metodo Scientifico Sperimentale: “Noi non crediamo - eccetto che nella Tolleranza, nella Verità e nella Libertà - e non abbiamo alcun dogma: sperimentiamo e studiamo, e solo ciò che ha dato prova di ottenere i risultati voluti viene diffuso e insegnato per la scoperta della Volontà Vera individuale e per la manipolazione delle energie macro-microcosmiche al fine di migliorare la propria ed altrui esistenza (a 360°, ovviamente)”.


Cerchiamo di capire meglio come sono strutturati i gradi. Essi vengono assegnati secondo la logica “massonica”(esperienza di vita vissuta) e seconda quella “elementale”(parliamo quindi di esperienze legate a sentimenti ed emozioni). Quindi i gradi vengono assegnati solo per il raggiungimento di traguardi naturali o di veri meriti morali che riguardano i valori umani. E' ovvio che per passare di grado si richiedono massima onestà e serietà. Possiamo subito ad introdurre i primi gradi che sono a noi più comprensibili. Essi fanno riferimento ai quattro elementi e sono gradi che bene o male possono raggiungere tutti:

0° - Terra, il Concepimento

I° - Acqua, la Nascita

II° - Aria, la pubertà, la Vita

III° - Fuoco, la Morte

IV° - Spirito, la Vita Oltre la Morte e l'Annichilimento

I restanti gradi sono ampliamenti del secondo grado, tutto ciò che riguarda esperienze di vita, simbologie e tecniche teoriche-pratiche che l'individuo può imparare. Gli insegnamenti più importanti sono quelli delle antiche scuole Massoniche, Templari, Filosofiche, Orientali, Cavalleresche e Rosacruciane. Le arti che vengono insegnate sono di svariato tipo: partiamo dallo Yoga, passando dall'Astrologia, l'Alchimia, la Mitologia, l'Ermetismo, lo Gnosticismo, la Divinazione ecc... arrivando fino all'Arte Regia. Insomma, un vero e proprio centro di cultura, una “Università Esoterica”.

Ogni uomo o donna che abbia raggiunto la maggiore età è libero di entrare a far parte dell'O.T.O. ed ha accesso a tutte le attività, luoghi o manifestazioni svolte da esso. Ha libero accesso ad Oasi, Accampamenti o Logge nelle quali si svolgono le attività dell'ordine. Si ricorda inoltre che l'O.T.O. è un'associazione fondata sulla libertà, quindi chiunque voglia uscirne, a qualunque grado sia esso arrivato, può farlo liberamente. Diciamo pure che è più difficile entrare che uscire dall'O.T.O. Per uscire è necessario inviare una lettera al Frater Superior Rappresentative (FSR), almeno per quanto riguarda l'Italia. Ricordiamo pure che nulla è segreto, tutto viene fatto alla luce del sole, naturalmente per accedere alle informazioni è necessario essere membro. C'è da aggiungere che l'associazione O.T.O., che in assoluto è degna di questo nome, è da attribuirisi all'O.T.O. che ha come guida Fra. Sup. Hymenaeus Beta, successore di Fra. Sup. Col. McMurty, successore di Fra. Sup. Mr. Gremer che è stato a sua volta, infine, successore di Sir Aleister Crowley! Ricordiamo inoltre che tale associazione è stata riconosciuta addirittura dal Tribunale di San Francisco.

Ritornando a noi, sappiamo che l'O.T.O. nasce all' inizio del XX secolo. Possiamo dire che è stata una fondazione forzata, poichè tantissimi pensatori quali i Massoni, i Rosacruciani, Illuministi, i Pagani ecc.. nei secoli addietro erano stati costretti a nascondersi a causa dell'intolleranza religiosa dei “soliti ignoti” come direbbe Fabrizio Frizzi... comunque, tutte quelle linee di pensiero in un determinato momento decisero di unire le loro conoscienze. E' importante conoscere meglio anche il simbolismo usato nell'O.T.O. poichè si può incontrare tanto uno stile Occidentale quanto uno stile Orientale.

La storia dell'O.T.O. e lunga e assai travagliata e sarebbe un peccato non parlarne, ma sono obbligato a fare un taglio poichè scopo del mio intento è parlare di Crowley. Sir Aleister non è stato il fondatore di questa associazione, bisognerebbe parlare di Kellner, Steiner, ma rischierei di andare fuori tema, per cui andrei subito a parlare di Theodor Reuss.

Theodor Reuss fu uno dei Gran Maestri dell'O.T.O., uno dei più importanti. Reuss conobbe Crowley nel 1910 e nel 21 Aprile 1912 riconobbe l'occultista “Gran Maestro Nazionale Generale di X grado dell'O.T.O.” per la Gran Bretagna l'Irlanda. Inoltre a Crowley venne riconosciuto un rito dei più bassi gradi massonici dell'O.T.O. in lingua inglese, che fu chiamato "Mysteria Mystica Maxima," o M.'.M.'.M.'.

L'O.T.O. divenne importante quando nel settembre del 1912 Reuss (famoso anche come giornalista) pubblicò l'"Edizione Giubilare" dell'Oriflamme, che fu il primo numero a parlare in dettaglio dell'O.T.O. Nella pubblicazione furono naturalmente citati Kellner, Crowley e lo stesso Reuss indicati in una lista come membri di X grado dell'O.T.O.

Nel 1912 fu Crowley, questa volta, a fare propaganda pubblicando il “Manifesto of the Mysteria Mystica Maxima". In quel testo l'O.T.O. Venne descritto in tali termini: “...un corpo di iniziati nelle cui mani sono concentrati il sapere e la conoscenza dei seguenti corpi":

1. La Chiesa Gnostica Cattolica.
2. L'Ordine dei Cavalieri del Santo Spirito.
3. L'Ordine degli Illuminati.
4. L'Ordine del Tempio.
5. L'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni.
6. L'Ordine dei Cavalieri di Malta.
7. L'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro.
8. La Chiesta Segreta del Santo Graal.
9. L'Ordine Rosacruciano.
10. Il Santo Ordine della Rosa-Croce di Heredom.
11. L'Ordine dell'Arco Regale di Enoch.
12. L'Antico e Primitivo Ordine della Massoneria (33 gradi).
13. Il Rito di Memphis (97 gradi).
14. Il Rito di Mizraim (90 gradi).
15. Il Rito Scozzese Antico e Accettato della Massoneria (33 gradi).
16. Il Rito Swedenborghiano della Massoneria.
17. L'Ordine dei Martinisti.
18. L'Ordine del Sat Bhai.
19. La Fratellanza Ermetica della Luce.
20. L'Ordine Ermetico dell'Alba d'Oro.

Successivamente Crowley e Reuss organizzarono l'Ordine dando credito al seguente schema:

0 - Minerva

I - M.

II - M..

III - M.'. P.'.M.'.

IV - Compagno del Santo Reale Arco di Enoch.Principe di Gerusalemme.Cavaliere d'Oriente e d'Occidente.

V - Principe Sovrano della Rosa Croce. (Cavaliere del Pellicano e dell'Aquila.)Membro del Senato dei Cavalieri Filosofi Ermetici dell'Aquila Rossa.

VI - Illustre Cavaliere (Templare) dell'Ordine di Kadosch, e Compagno del Santo Graal.
Gran Inquisitore Comandante, Membro del Gran Tribunale.
Principe del Segreto Regale.

VII - Illustrissimo Sovrano Gran Ispettore Generale.
Membro del Supremo Gran Consiglio.

VIII - Perfetto Pontefice degli Illuminati.

IX - Iniziato al Santuario della Gnosi.

X - Rex Summus Sanctissimus (Supremo e Santissimo Re).

In pratica Reuss e Crowley avevano compiuto un lavoro di coesione, trasformando il sistema di Comunione e Massoneria in un molto più pratico sistema a dieci gradi che comprendeva simbologie e insegnamenti di altre società occulte. La massima carica mondiale dell'O.T.O. Fu riconosciuta da quel momento come Frater Superior o Capo Esterno dell'Ordine (Outer Head of the Order, O.H.O.).

I Gran Maestri Generali Nazionali avevano il potere di eleggere dei portavoce chiamati “Viceroys” (Vicerè) o con il corrispettivo voabolo in base al paese in cui ci troviamo. I Vicerè potevano essere investiti come membri di X grado dall' O.H.O.

I Gran Maestri Generali Nazionali gestivano gli affari dell'O.T.O. e supervisionavano i quartieri generali internazionali o della sede centrale dell'ordine.

L' M.M.M. includeva una lista di diritti e doveri all'interno dei vari gradi dell'ordine; era annessa pure una lista d'affiliazione dove i Massoni potevano unirsi all'O.T.O. consierando il proprio grado all'interno della massoneria. Tale lista fu stamapta nel 1914.

Il carattere dell'O.T.O. nonostante l'enorme affluenza di culture e diversi tipi di pensieri, rimase fortemente massonico. Nel 1912, però, con l'Edizione Giubilare di Oriflamme Reuss affermò che l'O.T.O. : "Non è un ordine massonico puro e semplice, ma ogni membro nel nostro Ordine, uomo o donna...deve procedere attraverso i gradi tecnici della Massoneria, anche quelli dell'Alta Massoneria, prima che loro possano essere illuminati ed iniziati membri del nostro Ordine".

Tuttavia la Gran Loggia Unita d'Inghilterra, alla quale Crowley avvrebbe dovuto teoricamnete ubbidire, negò l'uso dei Gradi della Comunione d'Inghilterra fuori da ogni sua giurisdizione, nonchè la possibiltà di frequentazione da parte delle donne nella Massoneria. Fu così che Crowley aggiunse questa frase al suo M.M.M. : "L'O.T.O., pur essendo un'Academia Massonica, non è un Corpo Massonico al di là di come i gradi tecnici sono comunemente intesi in Inghilterra e quindi in alcun modo entra in conflitto o infrange i privilegi della Gran Loggia Unita d'Inghilterra."

Il 15 febbraio del 1913 Crowley stilò una costituzione per la M.M.M. sempre riferita alla Costituzione Generale dell'O.T.O.

Crwley, sempre in quell'anno, scrisse la Messa Gnostica, messa che poteva essere celebrata dall'O.T.O. in ambito pubblico o privato. Tale messa era la corrispondente della Messa Cattolica Romana.

Nel luglio del 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale e Crowley pensò bene di trasferirsi a New York nell'ottobre dello stesso anno. Trovò lavoro come giornalista nei periodici The Fatherland e The International di George Sylvester arrivando a coprire il ruolo di editore manageriale.

Nel Dicembre sempre del 1914 Crowley insignì Charles Stansfeld Jones del titolo di Sovrano Grande Ispettore Generale VII°. Fu inoltre rappresentante personale di Crowley a Vancouver. FINE PRIMA PARTE.

Alessandro Poletto

Left in the Cosmos by devilslayer on domenica, 09 marzo 2008 @ 11:05

Teoria S.K.: Cosa è un serial Killer? Parte 2

( teoria skcommenti )

Principali Definizioni Operative Parte 2

La premeditazione non è, tuttavia, la caratteristica distintiva del serial killer in quanto, anche se solitamente si pensa che gli autori di stragi siano persone normali che improvvisamente impazziscono, al contrario nella maggior parte dei casi le stragi vengono pianificate.

Il sociologo Stéphane Bourgoin (1995) indica un ulteriore fattore che differenzia i serial killer dalle altre due categorie di assassini: il tipo di vittime. Il serial killer sceglie accuratamente le proprie vittime, che hanno sempre caratteristiche comuni tra loro; inoltre egli affronta la situazione con freddezza, domina i fatti, al contrario dello spree-killer che spesso perde il controllo della situazione. Al contrario, il mass murderer colpisce in genere i propri familiari, oppure può diventare occasionale quando attacca un gruppo di persone che non hanno nulla a che fare con i suoi problemi; a questo tipo di criminale, come anche allo spree-killer, non interessa l'identità delle proprie vittime: essi uccidono "a caso" chiunque abbia la sfortuna di incrociare il loro cammino.

Nel Crime Classification Manual, pubblicato nel 1992 a cura dell'F.B.I., l'omicidio di massa è inserito nella categoria "authority killing" (omicidio a scopo di rivendicazione contro l'autorità), in quanto il soggetto uccide persone che hanno una relazione di autorità, simbolica o reale, con lui, perché è convinto di aver subito torti da parte loro. Le vittime, infatti, vengono scelte in quanto simboli dell'istituzione che si vuole colpire.

In generale, queste definizioni possono essere considerate universali e, di conseguenza, possono essere applicate anche ai serial killer "nostrani". Tuttavia, come osserva Carlo Bui dell'U.A.C.V. (Unità di Analisi dei Crimini Violenti) in un'intervista qualche anni fa, "in Italia non ci sono assassini alla Hannibal the Cannibal, nel senso che difficilmente troviamo nel nostro paese assassini seriali che abbiano commesso un numero elevato di omicidi". Per questo motivo, pur non rifiutando le definizioni americane, che rimangono le definizioni generali, sarebbe necessario cercare di adattarle alla nostra realtà.

Il criminologo Francesco Bruno (1995) concorda con le caratteristiche che i vari autori hanno privileggiato nelle definizioni prese in considerazione (la ripetizione dell'omicidio, l'assenza di motivazioni evidenti, l'assenza di relazioni con la vittima, una finalità di tipo edonistico o di tipo fanatico, un legame più o meno netto con la sessualità, la frequente presenza di diverse forme di patologia mentale), ma aggiunge un ulteriore elemento: la categoria così detta della "mostruosità".

Il carattere di mostruosità, secondo Francesco Bruno ed i suoi collaboratori, non può essere definito quantitativamente in modo rigido ma può essere considerato presente ogni qual volta si possano cogliere uno o più dei seguenti elementi:

-il numero particolarmente alto di vittime.

-il fatto che tra le vittime e l'omicida esistano relazioni parentali tali da costituire tabù per l'omicidio.

-la giovane età e l'infantile personalità dell'omicida.

-la quantità di violenza e crudeltà dimostrata.

-l'inconsistenza delle patologie e motivazioni.

-il tipo di mezzi omicidiari utilizzati e la sanguinosità degli eventi.

-la scenografia e il simbolismo particolare legato a questi atti. (Bruno e Coll., 1995)

Il concetto di mostruosità deriva dal termine "mostro", appellativo attribuito ai serial killer dall'opinione pubblica nel tentativo di tradurre il termine anglosassone "serial killer".

Francesco Bruno spiega che con il termine "mostro" in genere ci si riferisce "ad una sorta di terza classe di soggetti che non sono solo criminali, che non solo solo folli, ma che appunto sono "mostri", fenomeni rari, eccezionali, che si ergono al di sopra delle possibilità di comprensione umana e che sono espressione di realtà innaturali, o contro naturali, apparentemente estranee alla natura dell'uomo" (op. cit., 1995, p.3). Questa definizione italiana risulta però incompleta, rappresenta una "non risposta" in quanto "la parola mostro non dice nulla sulla qualità di quelle persone: fa solo pensare che siano fatte di una stoffa diversa dalla nostra" (Ponti e Fornari, 1995, p.19). Certamente è più rassicurante pensare che essi siano qualcosa di assolutamente diverso ed estraneo rispetto a noi e che le persone "normali" non sarebbero mai in grado di commettere simili delitti. In questo modo però non viene chiarito il concetto; è solo un tentativo per aggirare l'ostacolo.

Mastronardi e De Luca (2005) esprimono il loro disaccordo essenzialmente riguardo due aspetti presenti in quasi tutte le definizioni prese in considerazione.

In primo luogo ritengono che la traduzione di "spree killer" con "assassino compulsivo" sia ambigua ed errata; il termine inglese spree andrebbe tradotto con la parola "baldoria" per cui la definizione giusta di questa categoria di assassini seriali dovrebbe essere "assassino per divertimento", colui che uccide per scopi puramente ludici, di evasione dalla noia, indipendentemente dalla durata del periodo di intervallo emotivo (minuti, giorni, mesi o anni).

In secondo luogo non ritengono che la mancanza di relazione o la presenza di una relazione di tipo superficiale tra l'assassino e la vittima sia un carattere distintivo dell'omicidio seriale perché, se così fosse, non rientrerebbero in questa categoria né le donne, che uccidono soprattutto persone con cui hanno una relazione affettiva, né gli omicidi commessi in ambito sanitario, dove spesso è presente un rapporto di assistenza (es. relazione medico-paziente).

La definizione che sembra rappresentare in maniera più fedele la complessità del fenomeno dell'omicidio seriale, risulta essere quella proposta da De Luca nel 1998 e in seguito riveduta nel 2005:

"L'assassino seriale è un soggetto che mette in atto personalmente due o più azioni omicidiarie separate tra loro (nello stesso luogo o in luoghi diversi) oppure esercita un qualche tipo di influenza psicologica affinché altre persone commettano le azioni omicidiarie al suo posto. Per parlare di assassino seriale, è necessario che il soggetto mostri una chiara volontà di uccidere ripetutamente, anche se poi gli omicidi non si compiono e le vittime sopravvivono: l'elemento centrale è la ripetitività dell'azione omicidiaria. L'intervallo che separa le azioni omicidiarie può andare da qualche ora a interi anni e le vittime coinvolte in ogni singolo evento possono essere più di una. L'assassino seriale agisce preferibilmente da solo, ma può agire anche in coppia o come membro (o capo) di un gruppo. Le motivazioni superficiali che spingono all'omicidio seriale sono varie, ma c'é sempre una motivazione psicopatologica profonda insita nel soggetto che lo spinge al comportamento omicidiario ripetitivo. Nei casi in cui sia presente una motivazione psicopatologica profonda, vanno considerati assassini seriali anche i soggetti che uccidono nell'ambito della criminalità organizzata (quando un movente psicologico personale li spinge ad uccidere al di là degli interessi dell'organizzazione), i terroristi (quando uccidono per soddisfare un proprio piacere personale e non solo per confermare l'ideologia in cui credono) e i soldati (quando il gusto di uccidere subentra al fatto di eseguire solo gli ordini)."

Questa definizione appare più innovativa per diversi aspetti: innanzitutto viene utilizzato il termine "azione omicidiaria" per sottolineare l'importanza dell'intenzione di uccidere rispetto al risultato finale, cioé al fatto che le vittime restino o meno in vita. In secondo luogo viene introdotto un nuovo tipo di omicidio seriale, quello per induzione, nel caso in cui un soggetto eserciti un'influenza tale su altre persone da indurle a commettere degli omicidi. Infine viene introdotta la definizione di "omicidio seriale/di massa" nel caso in cui un soggetto mostri caratteristiche di entrambe le tipologie di assassino: ha l'intenzione di uccidere ripetutamente in modo organizzato e nello stesso tempo decide di colpire più vittime (Mastronardi, De Luca, 2005).

Left in the Cosmos by devilslayer on giovedì, 06 marzo 2008 @ 22:22

Teoria S.K.: Cosa è un serial Killer? Parte 1

( teoria skcommenti (4) )

Principali Definizioni Operative Parte 1

Data un'ampia quanto poco esaustiva visione generale passiamo ora a discutere profondamente dell'argomento, partendo con il definire ill termine che distingue questi assassini da tutti gli altri.

Il termine serial killer, a differenza del fenomeno, ha un'origine molto recente, infatti è stato creato verso la fine degli anni '70 da Robert Ressler, famoso criminologo e agente speciale dell'F.B.I. che collabora con le polizie di vari paesi allo scopo di capire la psicologia dei serial killer.

Fino a quel momento, gli omicidi multipli venivano raggruppati tutti sotto il termine "mass murders", omicidi multipli, senza distinguere tra omicidi dovuti a motivazioni passionali, omicidi singoli ma ripetuti e omicidi multipli commessi nello stesso momento. Successivamente, grazie ad un lavoro sistematico di analisi degli assassini multipli incarcerati nelle prigioni americane, l'F.B.I. (1979) ha formulato la prima definizione di serial killer, differenziandola da altre due categorie di assassini:

- serial killer (assassino in serie): uccide tre o più vittime in luoghi diversi e con un "periodo di intervallo emotivo" tra un omicidio e l'altro; le vittime possono essere scelte in modo casuale oppure in modo molto accurato, in base a delle caratteristiche particolari.

- mass murder (assassino di massa): uccide quattro o più vittime in uno stesso luogo e in una stessa occasione; in genere il soggetto non conosce le proprie vittime e le sceglie in modo casuale.

- spree killer (assassino compulsivo): uccide due o più vittime in luoghi diversi e in un breve lasso di tempo; spesso questi delitti hanno un'unica causa scatenante; il soggetto non conosce le sue vittime e in genere viene catturato facilmente perché lascia delle tracce.

Partendo da queste definizioni, gli studiosi che si occupano del fenomeno dell'omicidio seriale hanno cercato di rielaborarle o di adattarle alle varie realtà, mettendo in luce aspetti di volta in volta diversi. Holmes e DeBurger (1988), psicologi esperti in profili criminali, hanno individuato gli elementi principali che distinguono l'omicidio seriale da altre forme di pluriomicidio:

1. L'elemento centrale è la ripetitività dell'omicidio: l'assassino seriale uccide più volte e continuerà a uccidere finché non sarà fermato. Il periodo di tempo può comprendere mesi o anni.

2. L'omicidio seriale di solito è uno contro uno. Ciò significa che questo tipo di assassino in genere uccide da solo, anche se ci possono essere rare eccezioni di assassini che uccidono in compagnia di altri.

3. La relazione tra l'assassino e la vittima è inesistente o superficiale; l'omicidio seriale accade raramente tra persone che sono in stretta relazione tra loro.

4. Il serial killer è motivato ad uccidere; questi delitti non sono i tipici delitti di passione nel senso convenzionale del termine, né sono causati da una provocazione logica della vittima.

5. Nella maggior parte dei serial killer mancano delle motivazioni evidenti e manifeste. Il sesso può essere visto come un primo motivo in molti crimini seriali, ma in altri casi il motivo può essere estrinseco alla personalità.

Lane (1992) concorda con Holmes e DeBurger per quanto riguarda i primi tre punti ed aggiunge altri tre elementi che secondo lui caratterizzano l'assassino seriale:

1. Nonostante ci possa essere uno schema e le vittime possano avere dei tratti in comune, è difficile che dagli omicidi traspaia un movente razionale o chiaramente definito.

2. Il notevole aumento della mobilità, dovuto all'utilizzo dell'automobile, ha permesso all'assassino seriale di muoversi rapidamente da un posto all'altro, in modo da poter commettere un ulteriore omicidio prima che sia stato scoperto quello precedente.

3. In genere negli omicidi seriali si nota un alto grado di violenza gratuita, un infierire sul cadavere che non ha come scopo l'uccisione della vittima, ma è fine a se stesso.

Un altro autore che ha proposto una definizione operativa dell'omicidio seriale è Egger (1984); egli ha individuato sei caratteristiche in base alle quali si può capire se ci si trova di fronte ad un omicidio di questo tipo:

1. Ci sono almeno due omicidi.

2. Non c'é alcun tipo di relazione tra l'assassino e la sua vittima.

3. Gli omicidi hanno luogo in tempi diversi e non hanno una connessione diretta con quelli precedenti o con quelli successivi.

4. Spesso gli omicidi sono commessi in luoghi diversi.

5. Gli omicidi non hanno come scopo quello di ottenere un guadagno materiale, ma in genere sono atti compulsivi; alcune volte mirano al raggiungimento della giustificazione di alcuni bisogni che si sono sviluppati attraverso la fantasia.

6. In ogni vittima si possono riscontrare delle caratteristiche comuni a quelle delle vittime precedenti ed a quelle delle vittime successive (se ce ne saranno).

Questa definizione di omicidio seriale è in contrasto con quelle degli altri ricercatori, secondo i quali gli omicidi seriali non necessariamente coinvolgono estranei, né escludono un guadagno personale come motivo. Inoltre, possiamo notare che Eger è l'unico autore, oltre al National Institute of Justice (N.I.J.), ad aver posto a due il limite minimo di vittime per poter parlare di omicidio seriale.

Nel 1988, infatti, il National Institute of Justice americano ha proposto la seguente definizione di omicidio seriale: "una serie di due o più omicidi, commessi come eventi separati e, di solito, ma non sempre, da un individuo che agisce da solo. Gli omicidi possono susseguirsi per un periodo di tempo che può estendersi da poche ore a interi anni" (De Luca, 1998). In questo modo, secondo Newton (1990, 1992), l'unico autore che utilizza sistematicamente tale definizione, rientrano nella categoria dei serial killer anche i soggetti che hanno compiuto "solo" due omicidi e quelli che uccidono due o più persone in uno stesso giorno e con un intervallo di una sola ora.

Il sociologo Hickey (1991), sostiene che l'elemento distintivo che ci permette di differenziare il serial killer dagli altri due tipi di assassini seriali è rappresentato dal periodo di pausa che separa un delitto dall'altro e che indica che c'é premeditazione; egli infatti definisce "assassino seriale" chiunque uccida, mostrando premeditazione, tre o più vittime in un periodo di giorni, messi o anni.

Per quanto riguarda la distinzione specifica tra i serial killer e i mass murderer, individua però altre tre caratteristiche specifiche:

- In primo luogo, i mass murderer sono generalmente arrestati o uccisi dalla polizia, si suicidano o si consegnano alle autorità; i serial killer, al contrario, di solito fanno il possibile per non essere scoperti. In verità, essi possono continuare a uccidere per settimane, mesi e spesso anni prima di essere fermati.

- In secondo luogo, sebbene entrambi i tipi di assassini evochino paura e ansia nella società, la reazione nei confronti di un mass murderer sarà molto più focalizzata e localmente limitata rispetto a quella verso un serial killer. Questo perché la gente comune generalmente percepisce i mass murderer come soggetti che soffrono di malattie mentali e ciò crea immediatamente una dicotomia "noi-loro" che permette di differenziarli da "noi" sulla base di tali problemi mentali. Noi possiamo in qualche modo accettare il fatto che alcune persone talvolta diventino pazze e inizino a sparare agli altri, mentre è molto più sconcertante venire a sapere che esistono persone all'apparenza innocue, che non sono considerate folli o pazze, che si divertono a uccidere gli altri per "passatempo" o per "svago". Sebbene il mass murderer sia visto come un'anima impazzita, il prodotto di un ambiente stressante che è pronto ad esplodere da un momento all'altro, il serial killer è visto come molto più sinistro e capace di produrre paura.

- In terzo luogo, il mass murderer uccide gruppi di persone alla volta, mentre il serial killer personalizza i suoi omicidi.

Fine Prima parte, continua...

Left in the Cosmos by devilslayer on giovedì, 06 marzo 2008 @ 21:42

Fantasma

( occultocommenti (3) )

Ma salve mie cari lettori!!! Io e il mio compare in questi giorni siamo sommersi di lavoro, ma non per questo vogliamo lasciarvi a bocca asciutta. Stiamo inoltre scrivendo post enormi, che, mi auguro, vi lascieranno soddisfatti. Nell'attesa dunque vi lascio un video molto inquietante. Io almeno ne sono rimasto sconvolto. Il bello è tutto alla fine, ma se volete seguire la storia per bene guardatelo tutto. il vostro caro e bellissimo

Alessandro Poletto

Left in the Cosmos by devilslayer on lunedì, 03 marzo 2008 @ 17:46

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